27 March 2007

Basta con le figurine finte!

Stamattina mi va di dire solo una sempplice cosa: basta con le finzioni!
Bagnasco ritiene pericolosi i Dico. Gli direi: "Caro Bagnasco, invece di immischiarsi con le scelte politiche di uno Stato, si preoccupi di più delle sue pecorelle, stia più attento a quei volti finti che si piegano ipocritamente di fronte all'altare e prenda più a cuore i problemi dei giovani disoccupati, degli anziani soli e abbandonati, delle coppie affaticate dagli urti della vita!". Ah, un'altra cosa! Si vede che Lei e Ratzinger non avete proprio un bel niente da fare il giorno! Si vede proprio che quando vi sedete a tavola o vi andate a coricare avete già tutto pronto! C'è gente che il giorno soffre perchè non riesce a campare neanche con il proprio lavoro onesto e malpagato! Per cui abbiate almeno un pò di comprensione per chi nella vita si dà veramente da fare!!!
Coppola ha tentato il suicidio: ma chi se ne frega!Se tutti i lestofanti e i vigliacchi si togliessero un pò di mezzo penso che l'Italia sarebbe il paradiso della liceità!Eh no!Perchè chi ruba al supermercato o non fa il biglietto in autobus per la fretta o perchè le tabaccherie erano tuttte chiuse in Italia è un farabutto!Chi ruba i miliardi o uccide i figli o è un povero e onesto cleptomane o è uno psichiatrico che ha bisogno di comprensione!
Basta, inoltre, con questi politici da strapazzo! Mi sono rotta di vedere il bel faccione di Mastella e mi vergogno di averlo da Italiana come ministro della Giustizia! Prodi la smetta di mangiare le emiliane e si preoccupi degli incompetenti a cui hanno affidato il potere! Berlusconi la finisca di intromettersi nella politica nazionale e si preoccupi di come deve arraffare prima con nuovi imbrogli da cui uscirà ovviamente pulito e lindo!
E i giornalisti la smettano di fare le star! Tanto chi diventa famoso rischia di finire da Corona e di pagare una bella cifra per la cena al ristorante o per le visite notturne alle piazze! Tanto in Italia le verità non esistono, l'informazione è una chimera e i resoconti confermati sono un pericolo pubblico! Meglio camminare in mezzo alle menzogne così è più facile serbare i castelli in aria che ci propinano tutti!

25 March 2007

MALA ANIMA
Pulsi, ti sfreni a vedermi
Piena di strane voci che
Odo dentro il mio petto.
Ho fame d’amore ed è questo
Che ustiona la mia custodita
Casa interna.
Ho sete di confidenza,
di una mano sfiorata
con gentil dono da
sentita protensione.
Sono cieca di tepore
E di tenero apprendistato
Di custodia altrui.
Sono sporca di pietosi
stuoli con cui ho imputridito
La chiarezza della
Mia fanciulla.
Esser vecchi prima
Che le ore incidano
Sui segni esterni è
Come vivere senza
Moto che ti spinge
In questo cielo.
Essere soli quando
Non sai con chi
scrivere le tue sane
debolezze è come
un naviglio eterno
in tempestose acque.
Essere immobili però
Col turbine che percuote
Le imposte del tuo cuore
È come colui che dice
Del suo sonno bene quando
Incubi hanno dato affanno
Alle sue notti.
Dietro risuona il
Silenzio.
Pascoli di gregge
Il far di tuo modo non
Ti diede ben celebre
Apparire nella mondanità
Del mondo.
L’essere un alieno rase
Al suolo ogni stima del
Tuo cerchio.
Schivarti è facile come
Ricevere favori e doni
Da chi da suo primo mattino
Non seppe proferir un no
All’altro ego.
Dicono di te che sei un tipo
Strano, pericolo estremo
Agli occhi della massa.
Questa s’imbeve di goliardiche
Risa nel tuo passar di scena.
Allor che il giorno risparmia
Il turno del loro giullare,
diversivo è il tuo incedere
insolito agli sguardi delle
pecore ammassate.
Loro ti temono perché
Di tua sicurezza e sfrontato
Traguardo raro è trovare
Un esemplare nel loro
Drappello eletto.
Motivi e proposte all’ugola
Del più forte fra i più deboli
Riposti sono per chi non
Ha spessore per questo
Cielo. L’agire di tua iniziativa
Sollevato è una mina fra le
Ginocchia di chi lo scansar
Ha fatto sua professa vocazione.
Pestarti fra la moltitudine
D’insensato ardore mescolata
Trabocca i cori di atti eroici.
Eppur se osi il confronto
Con uno del gregge senza suo protetto
Rapporto si sente come bimbo
Tremante in una notte di
Gelo. Lasci alle
Spalle le grida di scherno ma
Guardi dinanzi il tacito
E profondo battito del
Tuo cuore impavido d’altri
Tempi e d’altri luoghi.

10 March 2007

CONTO ALLA ROVESCIA

Degli anni il capolino
Si diletta senza risparmio
E cancella le tue indecisioni
In malsani stagni.
Veder che ti si muove
Eppur rimanere in punta
Di entrata con la irrisolta
mano, come vento porta
Via le memorie, tal è il
Dissolversi di ciò che
Non fece dicasi per
Prudenza e inver per
Negligenza.
Il rintoccare pugnala
Le non stonate né melodiche
Corde, perché l’errar dimentica
Le bigie e riflesse questioni e
Di menare il passo ti scuote.
Se le cadute sollevano l’orlo dei
Vestiti ben fatti, nulla può
Rubare la persona che
Indossa suo costume in corpo
segnato. Ma chi
Rifiuta il trapasso del
Giorno, di un vetro appannato
S’illuminano i suoi mattini. E
Ogni sole che viene non può
Rischiarare il bieco e immobile atto.
La tregua dell’uomo vuol rendere
Ragione dell’incertezza del
Suo preambolo. Ma se di lì
Polvere e gelo sono sorelle,
bel sarebbe riscaldare ciò che
si puote prima che grigio
trasformi luci soffuse che
si offrono oggi.

09 March 2007

La casa di fuga

Viaggio non posa
Lontano gli
Afflitti ma
Illude che sua
Fuga sia certa
Dimora.
Non accoglie
Di protezione
Chi il suo posto
Attonito non
Trova. Il core
S’inasprisce come
Ferito perché suo
Travaglio
Invano è stato riposto.
E la casetta abbandonata
Sembra sorgente
Alla sete dei viandanti
Nelle aride steppe.
Ciel comanda ventura e
Corpo richiede che sue
Membra stendano con pace.
Nell’insulto dell’adagio
Pare senza moto la vita
Ritrovata. E il temerario
Gesto mera promessa è
Agli occhi di chi non smette
Di farsi male.

02 March 2007

Poesie varie

Ed ora un pò di poesie in bacheca!

IL GIUDIZIO
Da quando la luce
Ha perforato la tua
Mano e abisso ti ha trascinato
Fuori dalla culla amata
Sei forse in stato solingo?
Potresti essere pure
Il minuscolo insetto che
Percorre la strada
Che gli altri non conoscono,
potresti pure inondare il
tuo dì di discreto riserbo,
potresti pure lustrare i
trofei delle tue
immani vittorie,
potresti rasentare il
brivido delle cime
mai percorse da passo
umano,
potresti pure cercare di
emulare le pose beffarde
dei tuoi vicini,
potresti anche inondare
della tua luce e del
tuo amor fedele i
congiunti folli,
eppur gli sguardi chini
si poseranno sulle
tue spalle dure,
gli occhi afflitti incendieranno
la chiarezza delle
tue imprese,
le bocche malsane
inquineranno la
tua pregevole dote.
Sei corrotto prima di
Consumare il terreno
Stelo, sei infame
Prima che recrudescenza
Invase tuo petto,
vanti onte esorbitanti
ancor che mattini si
alternino in tua biografia.
Le voci erigono una
Commedia dell’assurdo,
drammaturghi improvvisati
stendono trame inconsuete,
tessitori fini preparano
coltri impetuose.
Non si può dimandare
Un core nuovo a chi
L’ha già consunto,
ma puoi sfinirti di piani
e imprese per esser
il cantor del nuovo
nello spettegolare
già sonato.

BIGHELLONATORE
Lode e onore a te
Ignavia preziosa;
inforchi con il
tridente dell’indolenza
le giovani menti
impreparate.
Loro per te solenne
Banchetto immolano
Sugli altari del mondo.
Sen van, per i giorni
Schivi di azione,
e padroni del domestico amor, che di
loro coscienza è sempre
suprema difesa.
Sui loro scarni
Intelletti si esaltano
Le incuranze degli
Empi.
E come colui che
Naviga in perse acque
E, incurante del
Pericolo, disprezza
Il soccorso ultimo
Per non notare sua
Nefanda debolezza,
tale è il manto di indifferenza
steso sulle pupille
imberbi di chi lascia far
per non essere cattivo educator
al rimprovero saggio.
Crescita sublime
S’imbeve di codardia
Oltraggiosa,
destini di gloria eterna
s’intreccian con
l’ardore del disincanto,
Chè vagar senza casa
Rende infausta ogni
Umana impresa.
Cedono le mansuete
Previsioni al pulpito
della
vacanza. Se il seminar
è acerbo, nulla vale
il clamore dell’inganno.
Pervicacia e resistenza
Non sono più figlie all’anima
Dei vincenti.
Spavalderia e ignoranza
Si irrobustiscono nel loro
Meraviglioso reame.
Lucente è l’ombra
Dei fantasmi volteggianti
Nel domani.
E le bugie di dolente
Armonia accompagnano
Il passante che
Prende il posto del
Vecchio senza numero.

23 February 2007

La nuova versione del blog si apre in contemporanea ad una nuova fase dei miei studi.
Da settembre, dopo aver superato i test, studio medicina. Lo so che potrebbe sembrare una scelta azzardata ed incoerente. Io la vedo da un'altra prospettiva. Mi sento quella che arriva sempre tardi alle sue scelte. Speriamo di godere più a lungo dei suoi frutti.
Capisco che non bisogna bruciare le tappe ma essere tontolona come me significa rimanere spesso indietro. Ammiro chi sa cogliere subito i barlumi della vita. Ahimè io sono l'ultima a sapere quello che mi sta succedendo intorno. Speriamo di aprire prima gli occhi nelle prossime occasioni...

19 February 2006

Europaradiso: eldorado o inferno?

Il dilemma è storico: natura o progresso?
L'ambiente è difeso da una parte dei contendenti, i soliti, i guastafeste ambientalisti con i loro striscioni verdi o arcobaleno quando sono assimilati analogicamente ai pacifisti.
Dall'altro parte del tavolo delle trattative ci sono gli affaristi, gli speculatori, i magnati del benessere economico e dello sviluppo.
Una polarizzazione nota, fin troppo ovvia, è al centro del dibattito nell' ignota città calabrese di Crotone.
Fino a qui non c'è nulla di significativo o di interessante. Almeno è quello che potrebbe sembrare.
Se si considerano, invece, attentamente i fattori portanti della questione si possono abbozzare alcune riflessioni.
La città in discussione è Crotone, non certo una grande meta turistica del Mediterraneo. I turisti quando arrivano nella città pitagorica storcono il naso. Il lavoratore infaticabile, spossato da un anno di sacrifici, preferisce luoghi all'avanguardia, dove il relax e la presenza di ogni confort possano regnare indisturbati.
Questo non vuol dire che in estate la città è deserta, ma i pochi volti estranei sono extracomunitari, polacchi e rumeni in cerca di impiego.
I veri turisti si annidano negli esclusivi alberghi, capeggiati dai ricconi imprenditori della zona.
Sono loro a difendere strenuamente la loro posizione di supremazia.
La città di Crotone evoca oltre al celebre passato greco, le sventurate vicende dell'industria calabrese. Il vecchio polo è ora il mausoleo dei relitti martoriati dalle intemperie meteorologiche.
Esclusi i lauti introiti di alcuni commercianti, i detentori del posto pubblico fisso, le rare sacche agricole, la pitagorica Crotone non offre opportunità di lavoro per le nuove leve.
Il problema della disoccupazione è, ad ogni modo, compatibile con un contesto come quello italiano e ancor di più come quello calabrese dove la penuria economica s'inscrive nel cromosoma storico.
A ciò si aggiunge il grado elevato di retaggio culturale, che pregiudica l'apertura verso livelli di sviluppo condivisi. I baroni moderni pretendono tanto quanto i vecchi latifondisti, proteggono i loro favoriti e sostengono chi li difende in maniera incondizionata. Le loro famiglie si espandono, i figli raggiungono subito i loro obiettivi grazie alle amicizie di papà e frequentano i pochi atelier pregiati della città.
E' indubbio (almeno io ci credo) che la bravura e l'impegno continuano a ripagare, ma la battaglia contro chi entra dalla porta grazie a privilegi e favori, si fa più dura che mai, fino a rendere impossibile ogni tentativo di riuscita sul posto. La fuga dei cervelli è figlia, prima ancor di un'infrastruttura inadeguata, di una mentalità retrograda che serba i resti di un sistema gerarchico feudale.
C'è chi non crede che Crotone possa prendere il volo così drasticamente e in modo così competitivo.
Di fronte a feconde intuizioni e a nuovi propositi, che sono pur sempre legati al loro sostenitore e ai suoi interessi, i baroni scoprono il loro gentil spirito, la loro commovente attenzione verso la natura e la sua salvaguardia.
Considerato che la tutela del verde si è sedimentata nelle coscienze solo di recente (soprattutto in seguito agli allarmanti richiami di scienziati ed esperti), gli assertori della tradizione e del vecchiume feudale vorrebbero darci a credere che all'improvviso hanno trovato la loro anima naturalista.
Certo il dibattito è più complesso di quanto sembri.
Chi conosce Appel, il noto imprenditore israeliano che ha scelto proprio Crotone per il suo progetto? Come mai questi magnati stranieri hanno preferito tra le molte e preziose località del Mediterraneo proprio questa ubicazione? Quali interessi locali muovono verso il sostegno di Appel e quali si allineano in senso contrario? Quanto incide in questa operazione il peso delle cosche mafiose crotonesi?
Se un progetto di tale portata dovesse andare in porto, sicuramente la città cambierebbe volto, non sarebbe più riconoscibile, il suo nome richiamerebbe nell'immaginario internazionale ben altre vedute di quelle attuali. Ma se il prezzo da pagare dovesse essere solo questo, allora sembrerebbe meglio perdere la propria identità anziché rimanere nel buio invernale di sempre.


04 February 2006

Ricominciamo

Dopo più di un mese di silenzio ritorno al mio diario di bordo.
Mi auguro di poter curare questo spazio con tutte le dovute attenzioni!

p.s.: Complimenti agli altri autori dei blog di mediasenzamediatori.org.

17 December 2005

Semplicemente ricchi e poveri

L'Unioncamere ha divulgato i dati relativi alla qualità della vita nelle principali città d'Italia.
Risultato?
Crotone ultima, come al solito, come nel 1995.
E se ne va un altro anno con l'amarezza delle disuguaglianze nazionali.
Così dopo l'ennesimo servizio sul cenone di Natale o sulla corsa ai regali, quasi che la gente nel periodo natalizio dovesse recuperare il "digiuno" di un anno intero, appaiono le classifiche dei ricchi e dei poveri. Dopo aver visto l'abbondanza, il ricco pregusta l'acquisto, il povero si consola almeno con la risonanza del suo stato.
A Crotone i politici locali, in barba alle classifiche, se la prenderanno con la cattiva annata, ma nel frattempo continueranno a sistemare parenti ed amici. In effetti, deve pur venire da qualche parte quel benessere di pellicce e automobili di grossa cilindrata, che pullula nella città dei "poveri".
I poveri ci sono veramente. Ma quelli autentici non si vedono. Si vergognano di chiedere un tozzo di pane, anche se non mangiano da una vita. La falsa miseria, invece, si espone, si ostenta per chiedere l'elemosina alla nazione.
E poi c'è chi porta il panettone in tavola grazie al lavoro nero.
Sarà sottopagato, non gli verranno riconosciute le ferie, sarà l'antitesi delle lotte sindacali. Ma almeno potrà regalare qualche giocattolo ai suoi bambini.
Questa breve descrizione del Natale crotonese non intende essere la tradizionale favoletta sotto le feste per commuovere e sensibilizzare i "cuori".
E' solo l'interpretazione di uno sterile dato. Le disuguaglianze esistono anche nelle uguaglianze.
I luoghi comuni sono più diffusi della realtà, ma la realtà va al di là di ogni immaginazione.
Insomma, i miei giri di parole vanno presi per quello che sono: espressioni di risentimento di una persona che ragiona con la mente e con il cuore.
Quando l'informazione coinvolge il nostro vissuto esistenziale diventa fastidiosa e insopportabile.
Certo, la fabbrica delle notizie non si può smontare o negare.
Basta che non sia semplicemente la consueta classifica di fine anno con la sua banale verità: da una parte ci sono i ricchi e dall'altra i poveri.


10 December 2005

Il regno delle statistiche

Numeri, dati, rilevazioni quantitative, medie, conteggi, cifre.
E'questo il mondo che ci circonda. Non appena intraprendi una comunicazione con un amico o con un conoscente, è prontamente sfornata da uno dei due la "sana", autentica, certificata statistica del momento. Per ogni matrimonio v'è un divorzio, per ogni laureato un altro che abbondona gli studi.
Non v'è santo che tenga. Di fronte ai numeri, come se evocassero una entità sacra e implacabile, tutti siamo pronti a cedere la forza e l'efficacia delle nostre argomentazioni. Basta affidarsi alla media settimanale per assaporare un senso di invincibile supremazia.
Una piccola percentuale, una semplice verifica numerica si trasformano in meravigliose formule magiche, in grado di stendere ogni altra discussione. La relazione personale, il legame reale, l'amore concreto diventano la relazione, il legame, l'amore del "tale dei tali".
Data l'elevata e la sofisticata operazione che sta dietro all'indicazione statistica, nessuno può metterne in dubbio l'indiscussa veridicità.
Tutto sta, comunque, nel non confondere il dato con il rapporto reale. Bisogna serbare sempre una certa dose di discernimento.
Il fascino del numero, che inquadra e stigmatizza la nostra vita, deve essere distinto dall'imprevedibilità della macchina umana.
Il bello dell'essere uomini risiede appunto nell'enigma del vivere. Se altresì si preferisce la meccanicistica corrispondenza tra la media e il singolo, si va verso la standardizzazione delle risposte.
I numeri son fatti per esser continuamente contraddetti.

01 December 2005

Calabria bis: la vergogna dei Cpa

Per chi non sapesse cosa s'intende per Cpa et similia, venga a Crotone. Persino un passante meno istruito sarà in grado di dargli delucidazioni al riguardo.
Il centro di prima accoglienza è quella struttura spettrale, che si erge di fronte ai relitti dell'aeroporto crotonese.
In quel punto, in quel luogo, distante pochi chilometri dalla città vera e propria, s'incontrano gli antipodi. Da un lato c'è il servizio aeroportuale, più morto che vivo, che taglia fuori Crotone dalla mobilità nazionale e internazionale. Il suo contraltare è il regno multietnico collocato sull'altro versante della strada. E' lì che confluiscono i profughi, i disperati delle carrette del mare, i temerari del viaggio della speranza. I trasporti, da sempre volano di fenomeni di globalizzazione, sono sostituiti dalla nuova Babele. Non c'è confronto, ma solo una confusione di etnie, stipate come bestie e trattate ancora peggio.
L'Espresso dedica in questi giorni un pezzo formidabile sul Cpt crotonese. Invito tutti a leggere questa pagina d'attualità. Ci sono due ragioni fondamentali per farlo.
Il telegiornale mostra solo gli sbarchi e relega la notizia del trasferimento dei clandestini a Crotone a fine servizio.
Così l'Italiano distratto, che ha già superato il suo livello di attenzione, neanche fa caso alle ultime parole.
Il Cpa di Sant'Anna è un posto fuori dal mondo. Ne ho avuto la prova facendo leggere l'articolo pubblicato sull'Espresso ad amici e conoscenti non calabresi. Nessuno sa che il centro crotonese è il più grande d'Europa.
Non lo sapevo neppure io, figuriamoci chi non è Calabrese.
Inoltre, la realtà raccapricciante descritta dal settimanale è ignota ad una buona parte dei Crotonesi.
I mezzi di comunicazione locali (e oserei dire anche nazionali), salvo pochissime eccezioni, passano gli episodi del Cpt come se si trattasse di un fatto di costume.
E' possibile comparare le ultime tendenza a tavola degli Italiani con una delle piaghe più sanguinose dell'immigrazione clandestina?
La Calabria fa paura. E' ragionevole e giusto il timore nei confronti del territorio calabrese. Una regione dove si posano gli occhi dove lo vogliono gli altri, o dove il cervello serve solo come pensatoio solitario, è di per sè una dimensione che turba e rattrista.
I nuovi problemi, come quello dell'immigrazione, trovano terreno fertile nelle già presenti anomalie del sistema. Il rischio di cosche nei Cpa era inevitabile in Calabria, la culla dei mondi paralleli e dei regimi sotterranei.

30 November 2005

Dallo Stato di diritto allo Stato d'eccezione


La personalizzazione è la parola chiave del nuovo millennio.
Questo fenomeno non è passato inosservato ai veri protagonisti della rivoluzione in atto, ovvero agli spettautori del cyberspazio (mi scuso con Mezza per essermi appropriata della sua terminologia), dediti alla fabbricazione di un sapere e di un'informazione che parte dal basso. Il palinsesto "fai da te" e la vittoria di spazi ad personam sono le tendenze del momento.
In un certo senso, l'abbattimento dei vertici e la creazione di luoghi separati sembrano proporre una versione moderna del vecchio Stato di diritto. Finalmente dopo anni alle dipendenze del Welfare State, l'emancipazione del ruolo individuale pare sia tornata alla ribalta.
Uso il verbo "parere" per due motivi. In primo luogo, l'istituzione della singolarità va di pari passo con la formazione dello Stato moderno. I diritti dell'individuo sono una conquista della dimensione statuale. Per cui lo Stato sociale, che ha limitato la sfera del singolo mettendola al servizio della collettività, ha serbato nella sua struttura il nocciolo duro del diritto.
Ma uno Stato senza regole, subordinato alla personalizzazione, non può esistere. Se nella peggiore delle ipotesi si forma uno Stato senza diritto, allora è sicuramente uno Stato d'eccezione. La sua eccezionalità sta nel fatto che tutti fanno quello che vogliono, cioè l'eccezione diventa la regola e il più forte prende il sopravvento. Non bisogna guardare lontano per rintracciare un caso emblematico di Stato "fantasma". L'ultima copertura della "Salva Previti" è il prototipo della legge ad personam.
A prescindere dalla parentesi istituzionale, il quid del discorso è sempre lo stesso. L'individualismo lasciato in balia di se stesso è un'arma a doppio taglio.
Si prenda per esempio il caso della televisione. Il palinsesto personalizzato rappresenta una forma di riscatto rispetto alle vecchie gerarchie del sapere. Rischia, però, di fabbricare una conoscenza sterile rispetto alla complessità di un confronto e di una condivisione.
Contro il nuovo spregiudicato laissez faire, si attendono la rinascita e lo svecchiamento delle moderne forme di Stato. Infatti, esauritasi la parabola dello Stato nazione, ogni singola organizzazione a vocazione collettiva assume la sua funzione.
L'incitamento di Mezza verso una riqualificazione professionale del servizio pubblico va in questa direzione.
Solo la presenza di guide accorte può evitare la figura spaventosa dell'individuo libero, ma ignorante.

29 November 2005

Sul corso di laurea in scienze della comunicazione

E'osteggiato,spudoratamente additato e deriso dagli altri corsi "superiori". Dalla sua nascita ad oggi, il corso di laurea in scienze della comunicazione ha incassato molte critiche, diventando una sorta di zimbello degli studi accademici. Quando dici in giro che sei iscritto a scienze della comunicazione (e mi riferisco soprattutto al Sud, dove la vista rasenta il suolo), ti guardano come se fossi un appestato o un folle, che fa spendere i soldi a mamma e papà per studiare Maria De Filippi e Pippo Baudo. La "scienza delle merendine" non può reggere il confronto con le professioni forensi o con quelle mediche.
C'è soprattutto scetticismo sulla figura lavorativa che emergerà al termine degli studi. Cosa fa il comunicatore? E poi, non è ciascuno a suo modo comunicatore quando esercita la propria professione? Può darsi, ma non è sempre così. Certe volte quando chiedi al medico come stai, sei travolto da una mole incredibile di tecnicismi. Alla fine pensi di avere tutte le malattie che il ti ha elencato e, soddisfatto, perchè finalmente qualcuno si è reso conto di quanto stai male, ti rechi trionfante in farmacia con le tue prescrizioni. Se, invece, per una malaugurata sorte ti trovi ad affrontare un avvocato, ti accorgi di quanto sei ignorante e di quanto altresì è bravo a parlare il tuo esperto di diritto. Non ti importa, d'altra parte, se le parole dell'avvocato ti sembrano oscure ed incomprensibili. Tu non fai l'avvocato, semmai lo paghi per le sue prestazioni.
E' vero: ciascuno a suo modo è comunicatore, ma di se stesso e con se stesso. Il secondo polo dialogico è nascosto ed annullato. Chi sa sfrutta il suo sapere senza relazionarsi. Chi non sa non comprende e resta indietro.
E' a questo punto che entrano in gioco i corsi di laurea in scienze della comunicazione. L'atto del comunicare nelle sue numerose varianti s'inscrive nella nascita del genere umano. Eppure oggi non si offre come un fatto consolidato. A volte anche all'interno del proprio codice linguistico sono molte le incomprensioni. In altri casi si rinuncia a comunicare e si preferisce l'arma dello scontro e della distruzione. Con l'avvento, poi, di una dimensione globale della comunicazione, di cui la rete è un'indubbia metafora, "mettere in comune" e "condividere" opinioni, pensieri, riflessioni sono diventati imperativi categorici. Il mondo ha bisogno di una "expertise" di comunicazione. Alle società contemporanee spetta di formare queste figure professionali, tenendo testa alle ciarle e alle maldicenze, ignare della forza nuova che sta assumendo (anzi ha già assunto) il controllo del mondo.

25 November 2005

un motto in prestito da Nova

NON E' TANTO DIFFICILE REALIZZARE LE IDEE NUOVE, QUANTO SFUGGIRE ALLE IDEE VECCHIE, RADICATE IN OGNI ANGOLO DEL NOSTRO CERVELLO.

JOHN MAYNARD KEYNES, ECONOMISTA.

Calabria terra oscura ma preziosa


Ieri ho letto un articolo su Il Sole 24 ore, in cui si proponeva un azzardato parallelismo tra la formula della mafia calabrese, nota come 'ndrangheta, e quella di al-Quaida.
Non nascondo la mia perplessità sull'inchiesta.
Riconosco da calabrese l'isomorfismo strutturale individuato. Mi sento però profondamente scossa da questo terremoto mediatico, che attenta la mia terra sulla scorta degli ultimi fatti di sangue.
L'immagine generale che si diffonde è quella di una Calabria come luogo oscuro,coacervo di pericoli e di trame losche.
Ciò che mi arreca preoccupazione non è tanto l'inchiesta in sè su Il Sole 24 ore, che presenta un'indubbia attendibilità e una verifica qualitativa e quantitativa sul territorio. Anzi mi sembra giusto ringraziare da calabrese il noto quotidiano economico per la precisione del suo lavoro di analisi. La conoscenza è il primo passo verso l'apertura, al posto dell'ignoranza e dell'ottusità.
Tutte queste considerazioni comunque ingenerano in me uno sdoppiamento. Mi sento contemporaneamente vittima e carnefice di un processo diffuso. Da un lato penso al mio trasferimento a Perugia, che mi ha reso complice insieme agli altri giovani del processo di involuzione della nostra terra, priva di forza acerba.
Dall'altro lato avverto di essere una vittima, ignara di esserlo, dato che sono figlia di una Calabria meravigliosa, dalle molteplici risorse naturali e culturali, che fa ciò nonostante troppa paura per essere scoperta e raggiunta dietro la facciata buia e profonda volta al mondo.


I primi passi con mediasenzamediatori.org

L'euforia dei blog fa strage persino nel gruppo di lavoro di mediasenzamediatori.org.
Non ho mai realizzato un diario personale, poichè provo spesso imbarazzo nel parlare di me e dei miei pensieri.
Confido nell'aiuto del gruppo! E ringrazio i "caponi" dell'organizzazione, il professore Mezza e Pellegrini, che hanno abbassato lo sguardo verso noi mortali, e Jimmi, che non si stanca mai ed è sempre entusiasto!