25 November 2005

Calabria terra oscura ma preziosa


Ieri ho letto un articolo su Il Sole 24 ore, in cui si proponeva un azzardato parallelismo tra la formula della mafia calabrese, nota come 'ndrangheta, e quella di al-Quaida.
Non nascondo la mia perplessità sull'inchiesta.
Riconosco da calabrese l'isomorfismo strutturale individuato. Mi sento però profondamente scossa da questo terremoto mediatico, che attenta la mia terra sulla scorta degli ultimi fatti di sangue.
L'immagine generale che si diffonde è quella di una Calabria come luogo oscuro,coacervo di pericoli e di trame losche.
Ciò che mi arreca preoccupazione non è tanto l'inchiesta in sè su Il Sole 24 ore, che presenta un'indubbia attendibilità e una verifica qualitativa e quantitativa sul territorio. Anzi mi sembra giusto ringraziare da calabrese il noto quotidiano economico per la precisione del suo lavoro di analisi. La conoscenza è il primo passo verso l'apertura, al posto dell'ignoranza e dell'ottusità.
Tutte queste considerazioni comunque ingenerano in me uno sdoppiamento. Mi sento contemporaneamente vittima e carnefice di un processo diffuso. Da un lato penso al mio trasferimento a Perugia, che mi ha reso complice insieme agli altri giovani del processo di involuzione della nostra terra, priva di forza acerba.
Dall'altro lato avverto di essere una vittima, ignara di esserlo, dato che sono figlia di una Calabria meravigliosa, dalle molteplici risorse naturali e culturali, che fa ciò nonostante troppa paura per essere scoperta e raggiunta dietro la facciata buia e profonda volta al mondo.


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