02 March 2007

Poesie varie

Ed ora un pò di poesie in bacheca!

IL GIUDIZIO
Da quando la luce
Ha perforato la tua
Mano e abisso ti ha trascinato
Fuori dalla culla amata
Sei forse in stato solingo?
Potresti essere pure
Il minuscolo insetto che
Percorre la strada
Che gli altri non conoscono,
potresti pure inondare il
tuo dì di discreto riserbo,
potresti pure lustrare i
trofei delle tue
immani vittorie,
potresti rasentare il
brivido delle cime
mai percorse da passo
umano,
potresti pure cercare di
emulare le pose beffarde
dei tuoi vicini,
potresti anche inondare
della tua luce e del
tuo amor fedele i
congiunti folli,
eppur gli sguardi chini
si poseranno sulle
tue spalle dure,
gli occhi afflitti incendieranno
la chiarezza delle
tue imprese,
le bocche malsane
inquineranno la
tua pregevole dote.
Sei corrotto prima di
Consumare il terreno
Stelo, sei infame
Prima che recrudescenza
Invase tuo petto,
vanti onte esorbitanti
ancor che mattini si
alternino in tua biografia.
Le voci erigono una
Commedia dell’assurdo,
drammaturghi improvvisati
stendono trame inconsuete,
tessitori fini preparano
coltri impetuose.
Non si può dimandare
Un core nuovo a chi
L’ha già consunto,
ma puoi sfinirti di piani
e imprese per esser
il cantor del nuovo
nello spettegolare
già sonato.

BIGHELLONATORE
Lode e onore a te
Ignavia preziosa;
inforchi con il
tridente dell’indolenza
le giovani menti
impreparate.
Loro per te solenne
Banchetto immolano
Sugli altari del mondo.
Sen van, per i giorni
Schivi di azione,
e padroni del domestico amor, che di
loro coscienza è sempre
suprema difesa.
Sui loro scarni
Intelletti si esaltano
Le incuranze degli
Empi.
E come colui che
Naviga in perse acque
E, incurante del
Pericolo, disprezza
Il soccorso ultimo
Per non notare sua
Nefanda debolezza,
tale è il manto di indifferenza
steso sulle pupille
imberbi di chi lascia far
per non essere cattivo educator
al rimprovero saggio.
Crescita sublime
S’imbeve di codardia
Oltraggiosa,
destini di gloria eterna
s’intreccian con
l’ardore del disincanto,
Chè vagar senza casa
Rende infausta ogni
Umana impresa.
Cedono le mansuete
Previsioni al pulpito
della
vacanza. Se il seminar
è acerbo, nulla vale
il clamore dell’inganno.
Pervicacia e resistenza
Non sono più figlie all’anima
Dei vincenti.
Spavalderia e ignoranza
Si irrobustiscono nel loro
Meraviglioso reame.
Lucente è l’ombra
Dei fantasmi volteggianti
Nel domani.
E le bugie di dolente
Armonia accompagnano
Il passante che
Prende il posto del
Vecchio senza numero.

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