25 March 2007

Pascoli di gregge
Il far di tuo modo non
Ti diede ben celebre
Apparire nella mondanità
Del mondo.
L’essere un alieno rase
Al suolo ogni stima del
Tuo cerchio.
Schivarti è facile come
Ricevere favori e doni
Da chi da suo primo mattino
Non seppe proferir un no
All’altro ego.
Dicono di te che sei un tipo
Strano, pericolo estremo
Agli occhi della massa.
Questa s’imbeve di goliardiche
Risa nel tuo passar di scena.
Allor che il giorno risparmia
Il turno del loro giullare,
diversivo è il tuo incedere
insolito agli sguardi delle
pecore ammassate.
Loro ti temono perché
Di tua sicurezza e sfrontato
Traguardo raro è trovare
Un esemplare nel loro
Drappello eletto.
Motivi e proposte all’ugola
Del più forte fra i più deboli
Riposti sono per chi non
Ha spessore per questo
Cielo. L’agire di tua iniziativa
Sollevato è una mina fra le
Ginocchia di chi lo scansar
Ha fatto sua professa vocazione.
Pestarti fra la moltitudine
D’insensato ardore mescolata
Trabocca i cori di atti eroici.
Eppur se osi il confronto
Con uno del gregge senza suo protetto
Rapporto si sente come bimbo
Tremante in una notte di
Gelo. Lasci alle
Spalle le grida di scherno ma
Guardi dinanzi il tacito
E profondo battito del
Tuo cuore impavido d’altri
Tempi e d’altri luoghi.

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